CAP. 4 - LA CANNABIS

1. GENERALITA’

Cannabis sativa L. è il nome botanico della canapa indiana, un alto arbusto annuale con foglie frastagliate, coperte di peluria e con infiorescenze maschili e femminili. Questo tipo di canapa, che cresce nei climi temperati di tutto il mondo, è nota all'uomo da più di seimila anni.

Le varietà di piante di canapa, siano esse di germinazione spontanea che coltivate per vari scopi, sono assai numerose, anche se sono tutte riconducibili alla Cannabis sativa L., classificata da Linneo nel 1753.

Si tratta di una pianta erbacea, dioica (esistono cioè esemplari maschili e femminili), annuale, appartenente al genere Cannabacee, famiglia Moracee e ampiamente distribuita nelle zone temperate e tropicali.

Le maggiori coltivazioni clandestine si trovano nel Sud - Est asiatico, nel Medio - Oriente, in Africa, nel Nord e Sud America e nella zona caraibica.

La grande diffusione di questa pianta è principalmente dovuta al suo impiego come fibra tessile (fusto) o per la produzione di olio (semi); da secoli è noto e praticato l'uso di alcune varietà di Cannabis per le proprietà psico - attive delle infruttescenze e delle foglie.

Le piante di canapa indiana, utilizzate come psicodroga, differiscono sensibilmente dalle piante di canapa per fibra.

Queste differenze macroscopiche si notano, tuttavia, solo osservando le piante delle due varietà, coltivate in identiche condizioni climatiche, di esposizione, di terreno e di trattamento. In queste condizioni, le prime appaiono in media un po' più basse, specialmente gli esemplari femminili, presentando un fusto ramificato fin dalla base, foglie dentellate con segmenti più sottili e più chiari rispetto alla varietà tessile. Le piante di canapa tessile, invece, sono più snelle e cominciano a ramificare a 40-50 cm dal terreno. Le stesse caratteristiche morfologiche delle piante di Cannabis Indica sono fortemente influenzate da fattori ambientali come luce, elementi nutritivi, acqua e da fattori ereditari. Si possono notare, ad esempio, grosse variazioni di taglia e forma: generalmente sono piante alte 1-3 metri (se coltivate in campi aperti possono raggiungere anche 6 metri in 4-6 mesi), ma alcune varietà raramente superano il metro.

La pianta è eretta e i rami principali sono opposti sul gambo centrale; alle estremità dei rami, le foglie girano inversamente da incrociate ad alternate.

Per questi motivi è molto difficile distinguere tra loro piante da droga da quelle per fibra. E' quindi necessario, a tale proposito, ricorrere alla determinazione dei principi attivi presenti nella pianta raccolta al momento dell'antesi. I peli o tricomi, ghiandolari e non, molto abbondanti sulla superficie di foglie, frutti e fiori, rappresentano la principale caratteristica rilevabile all'esame microscopico. Per eseguire questo riconoscimento, si frantuma cautamente in mortaio un piccolo frammento del materiale in esame, si trasferisce su un vetrino e si osserva al microscopio, meglio se stereoscopico, a 200-500 ingrandimenti. La presenza dei caratteristici peli identifica la canapa (non necessariamente indiana). Tale osservazione si può anche fare, con risultati più evidenti, sul residuo triturato che rimane nel mortaio dopo l'estrazione dei principi attivi con etere di petrolio. I peli ghiandolari possono essere sessili o forniti di peduncoli, hanno una testa globulare spesso staccata. I peli non ghiandolari, numerosi e unicellulari, sono rigidi, curvi, con l'estremità superiore appuntita e la base allargata, generalmente contenenti un cistoide.

Deve essere sottolineato che l'analisi delle caratteristiche macro e microscopiche non si può estendere a tutti i prodotti della canapa, come ad esempio all'olio di hashish. Inoltre, le caratteristiche macro e in minor grado quelle micro vengono distrutte dopo che il prodotto è stato fumato. Per queste ragioni l'analisi chimica sui residui non combusti è l'unica che, in questo caso, può fornire i risultati definitivi.

I principi della Cannabis, ad alcuni dei quali è legata l'attività farmacolologica della pianta, sono i cannabinoidi, gruppo di composti a 21 atomi di carbonio di struttura determinata, presenti solo in questa pianta e inesistenti in altre specie vegetali. La loro struttura fondamentale è riconducibile a quella dibenzopiranica o a quella monoterpenoide, indispensabili per l'azione psicotomimetica.

A seconda della struttura di riferimento si ha una variazione del criterio di numerazione. Ad esempio il tetraidrocannabinolo (THC), fondamentale principio attivo di questa pianta, assume in tal senso due diverse numerazioni: delta-1-THC (struttura monoterpenica) e delta-9-THC (struttura dibenzopiranica).

Tra i costituenti chimici della Cannabis, oltre al già citato delta-9-THC, si ricordano il suo isomero delta-8-THC (numerazione dibenzopiranica), l'acido tetraidrocannabinolico (THC-COOH), il cannabinolo (CBN), e il cannabidiolo (CBD). Ai THC e agli acidi carbossilici corrispondenti viene attribuita l'azione psicotomimetica; il CBN e il CBD rientrano invece tra i normali componenti della cosiddetta "canapa da fibra". Il THC, riconosciuto come il maggior costituente attivo della Cannabis, esistente nelle due forme delta-8 e delta-9 che si differenziano per la posizione del doppio legame.

L'acido carbossilico THC-COOH contribuisce in maniera non trascurabile all'attività psicotropa della Cannabis: infatti esso viene parzialmente convertito, per decarbossilazione, in delta-8 e delta-9-THC quando la droga viene assunta mediante il fumo a causa del calore.

Il CBN è stato il primo composto isolato dalla Cannabis (1940); è dotato di scarsa azione psicotica e si ritrova in materiale vecchio e sottoposto a riscaldamento. Il CBD, invece, è presente nel materiale fresco e nel giro di poche settimane subisce una graduale decomposizione, particolarmente accelerata dalla luce.

Come è noto, l'art.14 dei DPR 309/1990 include nella prima tabella i tetraidrocannabinoli, mentre nella seconda sono incluse le foglie e le infiorescenze di Cannabis indica, la resina e l'olio di hashish, nonché il CBN e il CBD. Questi ultimi sono stati introdotti nelle tabelle della legge solo in quanto sostanze chimicamente pure e dalle quali potrebbe ottenersi, sia pure con manipolazioni chimiche non sempre agevoli, il THC, cioè la sostanza effettivamente responsabile dell'azione psicotropa.

La sola presenza di THC non è sufficiente a differenziare la canapa da droga da quella da fibra, poiché esso può essere presente in minima quantità anche nelle piante tessili. Si è convenuto di

considerare "canapa indiana", cioè canapa attiva come psicodroga, quelle piante contenenti THC in quantità superiori al 0.3-0,5%. Un ulteriore parametro per caratterizzare il fenotipo è il rapporto di distribuzione relativa di THC, CBN e CBD. Ciò può essere utile, talvolta, per determinare; anche nella pianta giovane in coltivazione iniziale, la sua potenzialità di produrre o meno resina psicoattiva una volta giunta a completa maturazione.

Applicando una formula che mette in relazione i contenuti percentuali dei tre fondamentali cannabinoidi è possibile ottenere quello che viene definito il rapporto fenotipico".

(%THC + %CBN) / %CBD

Quando il rapporto è superiore all'unità, la pianta deve essere classificata nel fenotipo I che rappresenta la pianta con potenzialità stupefacente (canapa da droga).

Qualora il rapporto fénotipico sia inferiore all'unità essa deve essere classificata di fenotipo II, cioè come canapa da fibra.

Appare evidente che le reazioni calorimetriche eseguite per via breve hanno significato solo orientativo, e le identificazioni cromatografiche su strato sottile potrebbero non essere sufficienti a questo tipo di discriminazione se non accompagnate da ulteriori determinazioni quantitative.

2. LA CANNABIS IN MEDICINA

Già da alcuni anni, ricerche farmacologiche hanno indicato che il THC può essere utile nel trattamento del glaucoma per la sua proprietà di ridurre la pressione. del fondo oculare, anche se altri medicinali si sono rivelati altrettanto efficaci senza avere i suoi dannosi effetti collaterali. Sono state anche condotte ricerche sulla possibilità di produrre un derivato sintetico del THC per la cura dell'asma bronchiale perché il THC dilata le vie respiratorie. Tuttavia ulteriori studi hanno dimostrato che esso causa un'irritazione dei polmoni che mette in ombra ogni effetto benefico.

La ricerca ha portato alla realizzazione ed uso di un prodotto che contiene THC per il controllo della nausea e del vomito provocati dalla chemioterapia praticata ai malati di cancro. Si tratta di un farmaco sperimentale che necessita di ulteriori verifiche prima di poter essere applicato su larga scala.

3. LA CANNABIS "DA STRADA"

- Marijuana

E’ il più diffuso dei prodotti della Cannabis e quello che ha minore concentrazione di THC: si tratta infatti delle foglie e dei fiori seccati e sbriciolati. Il modo più popolare di usarla è fumarla come una sigaretta, lo "spinello", o in una pipa; a volte è arrotolata nella sigaretta insieme a tabacco che la fa bruciare in modo più lento e regolare.

Gli spinelli sono spesso fumati in un gruppo, dove un fumatore passa la sigaretta ad un altro. La marijuana può essere anche presa per bocca, ma gli effetti del fumo sono tre volte più forti,

Dato che la marijuana è molto ruvida, gli spinelli sono preparati con cartine da sigarette di tipo spesso; vengono arrotolati ("rollati"), a mano e ben chiusi alle due estremità per non far fuoriuscire il contenuto; il fumo dello spinello ha un caratteristico odore dolciastro, simile a quello di una corda bruciata o del trifoglio; per questo a volte, quando ci "si fa una canna", si brucia dell'incenso per camuffare l'odore.

Lo spinello è per molti ragazzi l'ingresso nel mondo della droga e l'incitamento dei coetanei (fratelli, nuove o vecchie conoscenze, amici) è la causa più diffusa per la quale si comincia a fumarlo. Molti ragazzi, senza pensare ai rischi per la mente ed il corpo, accettano volentieri uno spinello per entrare a far parte del gruppo.

Il tipo di prodotti presenti sul mercato illecito sotto questa dizione varia ampiamente a seconda dell'origine non solo da Regione a Regione, ma che da paese a paese della stessa regione. Le differenze riguardano l'attività, i metodi di preparazione, composizione, le modalità di uso, l’assunzione. Bhang, ganja, kif, Buddha sticks sono le varietà più note.

Alcune delle ragioni per cui il fumo è diventato il metodo di assunzione più usato sono la rapidità di comportare degli effetti e la quantità di principi attivi che si liberano con il fumo, che

è superiore a quella che si libera dopo ingestione dei prodotto (si pensi alla decarbossilazione del THC-COOH).

Generalmente le infiorescenze e le foglie sono le parti che si trovano sul mercato illecito, più o meno contaminate con altre parti della pianta. Dopo la raccolta (generalmente effettuata al momento della cosiddetta antesi, cioè della fioritura, quando i THC sono presenti alla massima concentrazione) le foglie vengono fatte seccare all'aria: l'aspetto che assumerà il prodotto dipende in larga parte dal processo che il materiale subisce successivamente.

La Cannabis coltivata in Europa, nel Nord America e in altre zone temperate è verde, dopo la raccolta passa al giallo e raramente al marrone. Salvo casi particolari, le infiorescenze non sono ricche di resina e, diversamente da quelle di provenienza indiana, non sono appiccicose al tatto. Per la stessa ragione è difficile comprimere questa marijuana in piastre come viene fatto, per esempio, con quella proveniente dall'Africa occidentale. La marijuana di origine europea è ricca di foglie ed è quasi sempre accompagnata da semi; le sue caratteristiche chimiche sono ampiamente variabili, perché i semi da cui derivano queste piante sono spesso importati illecitamente da diverse zone dove la canapa cresce spontanea. La detenzione di semi non costituisce, comunque, reato, perché è impossibile determinare quale tipo di pianta (tessile o "da droga") essi generino.

Hashish (resina di Cannabis).

La produzione della resina è effettuata principalmente in due zone: in quella mediterranea e nel subcontinente indiano, dove vengono seguiti procedimenti di produzione diversi, per cui il prodotto presenta caratteristiche differenti.

a) Zona mediterranea. Le parti che producono resina vengono separate dal resto della pianta e vengono scartati semi e parti fibrose. A questo stadio le caratteristiche macroscopiche vegetali sono distrutte, mentre quelle microscopiche vengono conservate. Il prodotto si presenta come una polvere fine che spesso viene compressa a formare delle piastre avvolte in borse di stoffa o di plastica.

b) Subcontinente indiano. In questa zona vengono utilizzate diverse tecniche di produzione. Le infiorescenze presentano un alto contenuto di resina che rende queste parti della pianta appiccicose al tatto; strofinandole tra le mani, la resina rimane attaccata a queste ultime: sfruttando questa proprietà è possibile scartare il materiale vegetale che viene usato, tra l'altro, per preparare infusi simili al tè. La resina viene staccata con l'aiuto di una spatola e compressa in varie forme (tavolette, palle, bastoncini, ecc.).In alternativa, vengono raccolte le infiorescenze, si fanno seccare, si polverizzano e si setacciano.

La polvere è ancora verde e viene conservata in borse di pelle per 4-5 mesi, fino alla stagione calda; essa viene, quindi, esposta al sole per breve tempo, sufficiente perché la resina fonda; a questo punto il prodotto viene lavorato con un bastoncino di legno, fino a che una certa quantità di materiale oleoso appare alla superficie. Il materiale così ottenuto è idoneo a essere compresso.

- Olio di hashish.

E' il liquido oleoso estratto e concentrato sia dal materiale vegetale che dalla resina. Questo procedimento serve soprattutto a concentrare una più alta quantità di principi attivi in uno spazio più piccolo (ottenendo in questo modo un prodotto più facilmente trasportabile) con la possibilità di chiuderlo in un contenitore ermetico che ne ostacola il riconoscimento tramite l'odore.

Il processo di preparazione è analogo a quello usato per la percolazione dei caffè oppure per una estrazione con l'apparecchio di Soxhelet, usato in laboratorio per estrarre sostanze grasse da una matrice solida, mediante un continuo riflusso del solvente estraente. Il prodotto può venire alla fine concentrato per evaporazione del solvente, fino a ottenere un olio denso e viscoso, scuro, con un odore caratteristico.

Quando è diluito con solventi organici, forma una soluzione verde o marrone: il colore non è una prova indicativa dell'origine del prodotto, perché lo stato di maturazione della pianta al momento della raccolta e il solvente che viene usato per l'estrazione possono influire su questa caratteristica. Generalmente, l'olio che fornisce una soluzione verde è preparato da marijuana e quello che fornisce una soluzione marrone da resina.

Le zone in cui si produce principalmente l'olio di hashish sono quella mediterranea, il subcontinente indiano e la zona caraibica; indicativamente, i contenuti medi di THC per questi prodotti vanno da qualche unità per cento a oltre il 30%.

Per ottenere 5 litri di olio, con un tasso di THC al 35%, occorrono circa 80 chili di cannabis. La minaccia di questo prodotto tanto concentrato è molto grave: il THC varia da un 30 a un potenziale 90 %, contro il 2 massimo 10% degli spinelli "tradizionali". Si può dire che farsi una "canna" spalmata d'olio apre possibilità che fondono davvero il cervello

4. IL FUMATORE DI CANNABIS: COSA GLI ACCADE E COME SI RICONOSCE

Poco dopo aver preso la cannabis, il fumatore è più animato del solito, parla a voce alta e scoppia a ridere senza motivo apparente; segue un periodo di sonnolenza e di semi - letargo in cui vengono smaltiti gli effetti.

Gli occhi si arrossano e, in qualche caso, le pupille sono dilatate, per cui i fumatori usano spesso gli occhiali da sole anche all'interno per nasconderli. Il battito cardiaco e il polso si accelerano e la bocca e la gola si seccano. Anche i sensi si possono alterare; per esempio vista, udito, odorato, tatto e gusto diventano più acuti. Più forte è la dose di THC, più gli effetti si intensificano.

L’atteggiamento mentale del fumatore è cruciale: uno si sente rilassato, un altro diventa loquace, un terzo disorientato, colmo di rapide sensazioni fluttuanti e pensieri spiacevoli. Un quarto può diventare come uno zombie, "fatto", come si dice, o "sballato". Dosi forti possono provocare distorsioni delle immagini, perdita di identità, deliri e allucinazioni. I primi effetti del THC si avvertono pochi minuti dopo aver fumato e raggiungono il massimo in 10 - 30 minuti. Possono durare due o tre ore a seconda della potenza del THC, delle aspettative e dell'esperienza del fumatore. Di solito chi ha fumato uno spinello riesce a lavorare abbastanza bene, anche se la percezione del tempo e dello spazio può essere distorta, ma guidare l'auto o usare un qualche macchinario è rischioso. La droga può alterare o ridurre la memoria e la capacità di eseguire lavori che richiedono concentrazione o riflessi molto pronti.

I fumatori d'erba cercano guai quando si mettono al volante: sono infatti responsabili di molti incidenti dovuti a scarsa percezione della profondità e cattivo coordinamento motorio che ritarda le reazioni di fronte ai segnali stradali o a qualche imprevisto. Guidare sotto l'effetto della cannabis è pericoloso e lo è molte, molte volte di più se a questa si combina l'alcool.

L’abuso di cannabis è molto diffuso: si stima che nel mondo la fumino molte decine di milioni di persone: in Italia, calcoli attendibili parlano di più di un milione e mezzo di consumatori. Ciò accade anche perché è molto comune la convinzione che essa non provochi danni all'organismo; invece la ricerca medica e i casi registrati nei pronto soccorsi, danno dei dati che i consumatori abituali di erba non amano ascoltare.

Il fumo di uno spinello di marijuana (che di solito è trattenuto nei polmoni più a lungo di quello del tabacco) danneggia i tessuti polmonari all'incirca quanto fumare 16 sigarette normali. Secondo l'Istituto Nazionale Americano sull'Abuso di Droga il fumo della marijuana contiene gli stessi ingredienti di quello del tabacco che possono causare enfisema e cancro. Quanti poi associano i due tipi di fumo corrono il rischio maggiore.

Quando si fuma la cannabis, il THC viene assorbito dai tessuti grassi di molti organi, come il fegato, i polmoni, l'apparato della riproduzione e il cervello. A differenza dell'alcool il THC non è rapidamente eliminato dall'organismo, ma vi resta fino a due settimane (in alcuni casi fino a due mesi) per cui la sua tossicità tende ad essere cumulativa.

In parole povere, quando si fuma regolarmente la cannabis, le sostanze nocive contenute in ogni dose si addizionano nei tessuti grassi di cui è ricco, per esempio, il cervello e vi possono provocare danni fisici.

L’uso della cannabis accelera il battito cardiaco fino al 50%, secondo la quantità di THC contenuta nello spinello. Nelle persone che hanno una cattiva circolazione possono sopravvenire dolori toracici simili a quelli dei forti fumatori di tabacco, mentre l'uso regolare fa aumentare le probabilità di attacchi di cuore.

Ricerche di laboratorio riferiscono che la cannabis somministrata ad animali ne sopprime il sistema immunitario, cioè la capacità dei corpo a resistere alle infezioni e agli altri agenti nocivi come le cellule tumorali: un rischio che corrono anche gli uomini.

Le ricerche dimostrano, infine, senza possibilità di dubbio, che il numero degli spermatozoi (cellule fecondanti) nello sperma degli uomini giovani diminuisce in proporzione all'abuso di cannabis; e nello sperma di alcuni fumatori cronici si sono riscontrate abnormalità. Per fortuna, quando si smette di fumare la cannabis, il livello di testosterone (l'ormone sessuale maschile da cui dipende la produzione di spermatozoi) si rinormalizza. Ma un fumatore cronico di cannabis che decidesse di concepire un figlio dovrebbe pensare alle gravi conseguenze genetiche cui potrebbe condannarlo.

L’uso cronico della cannabis può avere infine un effetto che i medici chiamano "sindrome amotivazionale" : la persona diventa "opaca", distratta, lenta nei movimenti e a volte così dimentica di dove si trova che neanche risponde quando gli si parla; peggio di tutto non si accorge di avere un problema.

Si è giunti allora a una subdola forma di dipendenza psichica che appare incredibile a quei milioni di persone che ancor oggi ritengono la cannabis una sostanza più "leggera" del tabacco.

5. FARMACOCINETICA

Il delta-9-THC è assorbito dal tratto gastrointestinale in maniera lenta e irregolare, mentre per via inalatoria, quando assunto tramite il fumo, il suo assorbimento è rapido. La sua biodisponibilità dopo ingestione può variare dal 6 al 20%, mentre con il fumo è circa dei 18% della dose assunta.

Tutti questi composti sono coniugati con acido glicuronico in proporzioni variabili. Circa il 25% della dose è escreta nelle urine in 3 giorni. La principale via di escrezione è rappresentata, comunque, dalle feci: circa il 65% della dose è escreta per tale via sotto forma di metaboliti idrossilati e coniugati. A causa dello spiccato carattere lipofilo di questi composti, i metaboliti dei THC si possono ritrovare nelle urine anche fino a 12-15 giorni dopo l'assunzione di una singola dose.

6. TEST SPEDITIVI

- Reazione del Fast Blu B, con miscela di Fast Blu B, cloroformio, sodio idrossido 0.1N: sviluppo di colore rosso poi porpora in presenza di canapa.

Il test non è specifico per la canapa indiana: anche la canapa tessile e poche altre piante danno un risultato positivo.

- Reazione di Duquenois-Levin, con vanillina, acetaldeide, acido cloridrico concentrato e cloroformio: sviluppo di colore viola in presenza di canapa. Il test non distingue la canapa indiana da quella tessile. Poche altre piante forniscono un risultato positivo a questo test.

- Reazione di Beam, con potassa alcoolica 5%: sviluppo di colore viola in presenza di canapa indiana. Altre piante forniscono un risultato positivo, raramente una canapa indiana non dà questa reazione.

- Reazione di Nickolis, con alcool etilico saturo di acido cloridrico: sviluppo di colore da rosa a rosa - viola in presenza di canapa indiana.